Rino Gaetano, dopo essere finito nel dimenticatoio per anni, è
ultimamente «tornato di moda»; internet ha permesso alle nuove
generazioni di conoscere questo genio della musica italiana. I testi
delle sue canzoni colpiscono perché parlano di problemi sociali, di vita
reale, attaccano i personaggi cult della nostra società (gli
Agnelli, i Costanzo, gli onorevoli e i senatori, ecc.), ma lo fanno in
modo leggere, scanzonato, irriverente e divertente, in un modo che lo
differenzia dai vari Guccini e De André.
Rino Gaetano ci piace per questo, perché è un artista popolare
(ovvero del popolo), perché le sue canzoni nascono nelle strade e nelle
osterie, perché prendono spunto – come lui disse più volte – da frasi
dette da gente comune davanti a un caffè o a un bicchiere di vino.
Ci piace perché, nella migliore delle ipotesi, viene snobbato
mentre, in altri casi, viene addirittura screditato e infangato (un
esempio ne è la fiction trasmessa dalla RAI) dall’élite della canzone italiana e dai media.
Ci piace perché era un Uomo Libero, non riconducibile a nessun
partito, un artista anarchico che aveva il coraggio di attaccare tutti e
tutto, che già 40 anni fa si scagliava contro coloro che avrebbero
dovuto portare avanti le istanze del popolo.
Ci piace quando parla delle fabbriche e del «lavoro di catena che
curva a poco a poco la tua schiena», quando parla di «sub-appalti e
corruzione e bustarelle da un milione», quando parla di «politici
imbrillantinati che minimizzano i loro reati» (quant’è attuale Rino!!),
ma anche quando si incazza e dice che «con la mia guerra voglio andare
ancora avanti e, costi quel che costi, la vincerò non ci son santi»,
oppure cerca in ogni cosa «uno spunto per la rivoluzione»; ci piace
quando urla «la festa è finita, evviva la vita!», perché sembra volerci
dire che i problemi si affrontano senza piangersi addosso.
Ci piace, in tre parole, perché era un Artista Libero e Rivoluzionario.
Quella descritta da “Skoll” nel suo ultimo album di recentissima
pubblicazione (EROICA, Rupe Tarpea, 21 aprile 2013) è un’Italia di
persone, episodi e momenti che attraversano la storia per tracciare un
filo rosso che arriva fin quasi ai nostri giorni.
Al di là della
qualità grafica del libretto (bellissime le fotografie del santuario del
Monte Grappa, i chiaro scuro dei caratteri e tutta l’impaginazione),
alla quale Skoll ormai ci ha abituato, le dieci canzoni di questo lavoro
– testo e musica di Federico G. e arrangiamenti di Davide Picone e
Fabio Constantinescu – in parte diverse dal suo classico stile, sono
ognuna un quadro dai tratti musicali e poetici di rara efficacia.
A
cominciare da “Carnera”, dedicata al pugile eroe che, conquistando il
titolo mondiale dei pesi massimi a New York nel 1933, riscattò una vita
di sacrifici e rese orgoglioso un intero paese: “…il riscatto di
un’ombra, dell’intera Nazione, perché colpivi più forte e diventavi
campione…”.
La seconda traccia, che ci riporta indietro nel tempo
fino al 1860, è intitolata“Mille” e racconta di “…mille uomini sotto un
tetto di stelle, mille uomini, ne vivremo delle belle! E se tornerai, lo
racconterai a una donna. E se tornerai, allora le dirai: ho fatto la
storia!…”.
“Gli Aquiloni del Grappa” è invece per tutti i ragazzi che
difesero l’Italia nella Grande Guerra e, sottolineata dalle note di un
pianoforte, è una ballata di rara bellezza che commuove quasi per la
semplice e profonda familiarità delle immagini che descrive e delle
sensazioni che evoca.
A seguire c’è “L’Ala d’Italia”, liberamente ispirata alle parole di
Gabriele D’Annunzio in volo su Vienna e dal cui ritornello è tratto il
titolo del cd: “…Viva l’Italia! Oseremo quel che vorremo! Via eroica:
come fai, salirai, dove volerai?…”.
“L’ultima carica” narra di un
episodio di guerra del fronte dell’est avvenuto nel 1942, la carica di
Jsbuscensky: “…sciabole tributo al cielo, velocità che gonfia il cuore.
Se alla mia forza non credete, io ve la dimostrerò. Gli occhi di brace
di un fratello, la spada contro i parabellum è quello che oramai nessuno
ha deciso di osare più…”. Raro esempio di orgoglio e onore, che la
musica e le parole di Skoll rendono alla perfezione.
La sesta traccia di EROICA è intitolata “Quanto vale?” ed è dedicata a
Paolo Borsellino e a chi –come è scritto nel libretto del cd – come lui
è rimasto fuori dal fango del compromesso politico e mafioso. Il
ritornello di questo brano è come uno schiaffo in faccia a tutti coloro
che hanno fatto del mettere sempre al primo posto il loro interesse la
propria regola di vita: “…quanto vale un uomo differente? Quanto vale
dentro a tutto questo fango? Quanto vale una schiena sola e dritta
quanto vale?…”.
“Nottata di vento” è l’unica canzone del cd dai
risvolti più personali: “…e poi io lo so, le tue promesse son durate
come un fiore ed il tuo cuore non fa rima con amore…”. Frasi alle quali
chi ascolta può attribuire significati e intensità legati alla propria
esperienza di vita.
L’orgoglio italiano ritorna prepotente nella traccia successiva,
“K2”, dedicata appunto alla conquista italiana di tale vetta. Skoll ne
parla immaginando il dialogo tra uno degli uomini che fecero l’impresa e
la sua donna. Parole da cui emergono tenerezza e fierezza: “…guardami,
io non ti posso più vedere perché il sole mi ha accecato quando ci sono
entrato. Avvicinati, che ti vorrei sfiorare… La nostra bandiera resiste
al sole e soprattutto alla bufera…”.
A seguire “Come notti di
Sicilia”, liberamente ispirata alle parole di Filippo Tommaso Marinetti
e, per chiudere, “Questo mondo non basta” (titolo anche dell’ultima
fatica editoriale di Federico – Ed. Ritter 2012), che riassume lo
spirito di tutto il disco (e non solo): “…la schiena sempre dritta,
grandezza, esempio e slancio!…”. Lo stesso slancio che Skoll mette nello
scrivere canzoni sempre più belle e curate, lo stesso slancio che
ognuno di noi dovrebbe ogni giorno mettere per rendere, anche soltanto
nel suo piccolo, la nostra Italia sempre più EROICA.
Con questo post Vi propongo di ascoltare uno dei miei gruppi musicali preferiti: i Von Thronstahl. Il brano che ascoltate (Dressed in Black Uniforms) con immagini della Guerra civile spagnola, è una riuscitissima cover di Walked in Line dei miei cari Joy Division.
Gruppo cattolico tedesco neofolk abbastanza provocatorio i Von Thronstahl, nel panorama europeo, si posizionano senza dubbio tra i migliori nel loro genere nel panorama musicale contemporaneo.
Quella che segue è uno stralcio di una intervista tratta da www.darkroom-magazine.it per la recensione del loro album SACRIFICARE dove emergono,
forse, le coordinate ideologiche del loro leader Josef K, uno degli ultimi eroi tragici, di
certo una tra le persone più interessanti dell'underground
marziale: puro stile romano, diceva qualcuno...
Buon Ascolto !
IL TRADIZIONALISTA
VON THRONSTAHL
Democrazia in crisi
Di Michele Viani
Il titolo "Sacrificare" è in lingua latina: perché questa scelta, e di cosa trattano le tue liriche?
"Mi piacciono sia il latino che la
parlata e i suoni dell'italiano. Il significato di questo titolo
riguarda il sacrificio: nei tempi attuali il concetto di 'sacrificare'
sembra sia stato dimenticato, e rappresenta l'opposto del ben noto
egoismo odierno."
L'artwork della copertina è interessante: qual è il suo significato, e in che modo è connesso al contenuto dell'album?
"Innanzitutto l'artwork ha una valenza
artistica e parla da sé: probabilmente l'arte può dire molto più delle
parole, ma in particolar modo certa arte neoclassica può essere in grado
di esprimere che "io non faccio parte di questo mondo attuale", e
questa espressione non ripone certo le proprie speranze nella democrazia
occidentale. Mi piace l'arte totalitaria: è più vicina alla vita e alla
morte e più vicina allo spirito."
Nella tua ottica l'età della
democrazia è un'età di decadenza, nonché un periodo segnato da
discussioni infinite (messaggio tratto in particolare dalla traccia
d'apertura di "Sacrificare"). Secondo te quali sono le ragioni
dell'attuale declino della società occidentale? E chi (o cosa) può
essere indicato come colpevole di questa situazione?
"Democrazia è sinonimo di decadenza, di
nulla, è una briciola nella realtà attuale, una frazione di un momento,
una perdita di tempo, una malattia del mondo e del tempo. È un
tradimento. Un totale tradimento."
In che modo possiamo modificare o
interrompere questo periodo storico negativo? Qualcuno definisce la
nostra era come quella del Kali Yuga...
"Con pazienza e compostezza, senza
violenza, combattimenti, politica o ricevimenti. Solo pazienza,
compostezza e il buon profumo di un cappuccino, di un whiskey, di un
bicchiere di vino e la fiducia nei piani divini."
Di questi tempi la parola
democrazia è abusata dalla classe politica. Cosa significa questo
termine nel pensiero di Von Thronstahl?
"Come ho detto 'democrazia' significa declino, decadenza e tradimento. Il governo delle nullità e di nessuno."
Dall'album emerge una certa
avversione agli Stati Uniti, in particolar modo nella traccia "Gloomy
White Sunday" ("and such a calm before the next Wall Street crash"), in
opposizione alle bellezze europee (Roma, Parigi, Lago di Garda). Da cosa
nascono le tue critiche verso gli States e loro linea economica?
"Amo il gothic americano, il rock'n'roll,
il punk e la roba western che proviene dagli Stati Uniti, ma disprezzo
il modo di intendere la democrazia in America, disprezzo le loro
menzogne riguardo la libertà, la loro aggressività, la loro bramosia e
la loro avidità. Da parte mia non c'è odio, sono solo contrario al loro
potere politico e al loro tentativo di dominare il mondo tramite pupazzi
idioti e animatori di sorta."
"Certa
arte neoclassica può essere in grado di esprimere che "io non faccio
parte di questo mondo attuale", e questa espressione non ripone certo le
proprie speranze nella democrazia occidentale. Mi piace l'arte
totalitaria: è più vicina alla vita e alla morte e più vicina allo
spirito."
(Josef K.)
Che tipo di sensazioni riesce ad
ispirarti oggi la vecchia Europa? Come mai in "Gloomy White Sunday"
menzioni esattamente un luogo come il Lago di Garda?
"Oh! Al Lago di Garda ho passato
meravigliosi momenti mediterranei, secondi, ore, giorni e notti. Al
Grand Hotel a Gardone ero un po' fuori luogo: è senz'altro un bel posto,
ma sembra che i vecchi ricconi europei (specialmente gli inglesi) si
riuniscano in questo albergo per morirci dentro. O Villa Feltrinelli:
che bellezza, che gusto! Ma, alla fine, triste. Non c'è gente grandiosa
nemmeno lì: tante persone ricche e piene di soldi, ma senza gusto.
Bisogna cercare altrove il vero valore spirituale. L'Europa è qualcosa
di prezioso, ma non c'è molta gente in grado di riconoscerne la
bellezza. Alla fine, credo comunque che nel vecchio continente sia
ancora vivo un po' di SPIRITO ROMANO ."
Come hai conosciuto Damiano
Mercuri, autore delle musiche di "Gloomy White Sunday"? Come è nata la
vostra collaborazione artistica?
"Cinque anni fa ho saputo che c'era una
specie di concerto più serata nei pressi di Pordenone. Lars, Raymond ed
io avevamo tempo a disposizione, soldi e desiderio d'avventura utili per
vedere Rose Rovine E Amanti e respirare l'aria italiana, così abbiamo
fatto un piccolo tour attraverso il Nord Italia, e assistere al concerto
di Damiano è stata per noi una rivelazione: è un ottimo musicista ed ha
un gran carattere. Ecco come abbiamo conosciuto Damiano in qualità di
chitarrista, di italiano, di romano e, più tardi, di amico. Ha un gran
talento decisamente unico. Grande per molti, molti aspetti."
Alcuni dei tuoi brani riguardano
il cristianesimo (specialmente "Mother Of Mercy", apparsa anche nella
compilation "Credo In Unum Deum"). Qual è attualmente la tua opinione
riguardo alla religione cristiana? Pensi che il cristianesimo possa
ancora avere un ruolo importante nella società contemporanea?
"Forse sarà di nuovo importante. Forse lo
sarà quando la società inizierà a diventare più grigia. Tutte queste
luci artificiali non possono negare che il mondo stia diventando sempre
più cupo. Non sono un simpatizzante della chiesa evangelica americana,
simile a un teatrino. La mia cristianità è più una cosa privata. C'è più
silenzio, più sacralità, un atteggiamento assolutamente non moderno.
Tutta questa modernità sarà sopraffatta. Il cristianesimo, così come lo
intendo io, non tenta di stare al passo coi tempi o di correre dietro le
innovazioni. A mio dire è forse uno degli ultimi pensieri romantici
rimasti in vita."
Nella traccia "Palästina" sembra
che tu voglia intendere questo luogo esclusivamente come un'antica
roccaforte cristiana perduta molti secoli fa, e sono quindi curioso di
sapere la tua opinione riguardo l'attuale situazione politica in Medio
Oriente. Credi che oggigiorno questo territorio possa ancora idealmente
essere rivendicato come luogo cristiano?
"Se i palestinesi fossero un po' più
intelligenti, sarei ben felice che ottenessero ciò che di fatto gli
appartiene da secoli. Ma in questo conflitto gli israeliani sono a tutti
gli effetti molto più astuti, ed è proprio questo il problema della
Palestina, degli arabi e della situazione mediorientale. Anni fa ho
cercato di fare qualcosa con loro, ma che te lo dico a fare? Sono troppo
pigri e l'organizzazione non è il loro forte. Che tristezza! Sono
sempre stato dalla parte dei perdenti, mi sento più vicino a loro che
alla gente vincente dei nostri giorni. Ma c'è una situazione pietosa per
i palestinesi, causata da una parte dalla loro disorganizzazione,
corruzione e pigrizia, e dall'altra dal loro cieco fanatismo e dalla
loro collera. No, per me non è importante vedere la Palestina sotto un
regno cristiano."
In "Sacrificare" compare una
nuova cover del classico dei Joy Division "Walked In Line", dopo la
versione electro pubblicata nel precedente "Bellum, Sacrum Bellum!?".
Perché sei così affascinato da questa canzone? Ricordo che anche i Blood
Axis ne fecero una reinterpretazione vari anni fa, e i Joy Division
sembrano essere una delle band più stimate dai progetti di stampo
neofolk e marziale...
"È stata una delle più massicce
manifestazioni di Von Thronstahl nel periodo di 'Bellum, Sacrum
Bellum!?'. Abbiamo scelto questa canzone perché suona dura, veloce,
insistente e marziale. Questa nuova versione acustica è più adatta ai
concerti e si fonde meglio al materiale contenuto in 'Sacrificare'."
Tutti i tuoi album (eccetto il
mini "Sturmzeit"), nonché vari brani, hanno il titolo in latino. Perché
hai scelto di usare così di frequente una lingua tanto antica?
"Forse perché questa lingua non è in
realtà solo antica. A me sembra che il latino riesca a superare i tempi e
ad elevarsi sul mondo."
Nella traccia "God Exists" usi
dei samples tratti dalla rivoluzione rumena del 1989, al tempo in cui
cadde il regime di Nicolae Ceausescu. Perché hai voluto inserire proprio
questo riferimento storico nel tuo album?
"Per ciò che comporta il momento
rivoluzionario. Cristianità e rivoluzione non si sono combinate bene
insieme tante volte. Solo nel mondo attuale il binomio
rivoluzione-cristianesimo garantisce un alto potenziale rivoluzionario
in grado di muovere qualcosa. Ma ciò diventa spazzatura nel caso in cui
la rivoluzione sia intesa come cristianità moderna o come chiesa
democratica, che te lo dico a fare..."
Cosa pensi dei vecchi regimi comunisti dell'Europa dell'est? Credi che ci sia qualcosa da salvare di quel periodo?
"Penso che il comunismo là e il
capitalismo qui siano due facce della stessa medaglia. Non la mia
medaglia. O forse solo un gioco di potere politico. Il comunismo sembra
essere totalmente morto, ma è molto sottile anche il ghiaccio della
nostra democrazia... non vorrei camminarci sopra! Guarda l'Europa
dell'est, guarda Mosca: per me Putin è il più grande - se non l'unico -
leader di stato intelligente, l'unico che non è una marionetta. L'unico
che si è accorto di essere circondato da tanti politici occidentali
pupazzi e idioti. La Russia non tornerà mai più al comunismo, non farà
l'errore occidentale di diventare uno stato democratico, e Putin sa di
essere molto, molto forte. La Russia gioca ad essere democratica, ma
dietro quel gioco diventa sempre più forte. Il suo presidente non si
atteggia come qualcuno a cui piace sentirsi amico intimo di qualche
idiota parlamentare occidentale. Non è una marionetta. È questa la
grande differenza."
"I tempi
moderni e la democrazia ci parlano di libertà, di possibilità
illimitate, di libere scelte e di libertà di espressione. Ma
evidentemente qualcosa non funziona quando i miei concerti vengono
boicottati se dico qualcosa che non coincide col pensiero della
maggioranza, o con quei circoli che creano il pensiero della
maggioranza. Ciò che io faccio spiega quanto piccola sia la gabbia della
libertà."
(Josef K.)
Nel tuo album ci sono vari
riferimenti all'identità occidentale: quali valori ritieni siano
racchiusi in queste due parole? Pensi che stiamo perdendo il senso della
nostra identità e delle nostre tradizioni?
"Alla fine dei conti, per me è importante
sentire lo spirito e la cultura del luogo in cui sono nato: la mia casa
e il mio cuore sono l'Europa, e questo mi dà forza. Ne sono orgoglioso.
È bello sentir parlare di tradizione e identità, ma non è facile avere
queste idee nei disgustosi tempi moderni. È una specie di apocalisse.
Ritengo comunque che un ottimo cappuccino in una bella località europea
possa darmi molto più di qualche discussione o parola di destra.
Oggigiorno non c'è più tanto da dire in merito, ma solo da sentire e da
conservare in silenzio."
In che modo è nata la tua
etichetta Fasci-Nation Recordings e perché hai usato un nome così
ironico e controverso? Puoi dirci qualcosa riguardo i prodotti della
label e se alcune release sono ancora disponibili?
"L'etichetta serve maggiormente per
pubblicare roba limitata. Per me, tedesco che vive in Germania, era
importante mostrare al pubblico alcune differenze: la mia vera paura è
che in trent'anni qualcuno possa riconoscermi come democratico, così
devo fare un sacco di cose affinché nessuno mai mi associ al
parlamentarismo e alla democrazia."
Anche il merchandise sembra avere
un ruolo importante per te: a cosa ti sei ispirato per creare il logo e
le immagini che appaiono nelle magliette e negli oggetti di Von
Thronstahl?
"Oh no, non abbiamo molto merchandise.
Abbiamo molte idee, quelle sì, ma non c'è tempo per realizzarle. Sono
affascinato dallo stile fascista, ha un taglio perfetto."
Attraverso la tua label hai anche
prodotto due CD intitolati "Canzoniere Fascista", ovvero delle raccolte
di classici inni del ventennio...
"Oh no, ne ho solo comprato uno stock al Lago di Garda e li ho rivenduti attraverso il mio mailorder."
Ok, tutto chiaro. Ma cosa ti affascina della vecchia musica fascista? C'è qualche brano in particolare a cui sei legato?
"È grande musica! La differenza con la
musica militare tedesca di quest'area risiede nel fatto che gli inni
italiani sono più vicini al popolo e alla vita di strada."
Quali sono i futuri progetti della tua etichetta Fasci-Nation Recordings? Hai intenzione di produrre nuovi gruppi?
"No, in futuro avrò tempo solo di
lavorare al mio nuovo album, che sarà realizzato dall'etichetta inglese
Cold Spring. Ho molte altre cose da fare che non hanno nulla a che
vedere con la musica, a cui dedico solo quattro ore a settimana. Non
molto."
I brani di Von Thronstahl sono
apparsi in vari tributi dedicati a personaggi storici e artistici (come
Corneliu Codreanu, Leni Riefenstahl, Josef Thorak, Julius Evola, Hermann
Hendrich, Georg Kolbe, e forse me ne sto anche dimenticando
qualcuno...): quanto e perché questi nomi sono importanti per te?
"Perché sono stati dei grandi artisti.
Perché l'arte di queste menti non è qualcosa di semplice e non è nemmeno
ispirata dalla democrazia. Anche l'arte di Michelangelo o di Leonardo
Da Vinci non ha nulla a che fare con la democrazia, e ciò l'ha resa
eterna."
L'introduzione al libretto di
"Sacrificare" è affidata a due sentenze di De Maistre e Van Den Bruck:
puoi spiegarci il significato e il valore delle due frasi, considerando
che sono stampate in tedesco?
"Non è assolutamente facile spiegare
quelle frasi nel mio pessimo inglese, ma credetemi, il cancelliere
tedesco Angela Merkel non condivide l'opinione di De Maistre e Van Den
Bruck."
Il testo della traccia "Molti Piu
Onore" è basato su due celebri massime fasciste: "molti nemici, molto
onore" e "boia chi molla". Come mai hai scelto di usare frasi tanto
audaci quanto (forse) pericolose?
"Perché il pericolo è molto più
interessante della conformità, e ciò è quel che il mondo e i tempi
richiedono da me. È un altro passo verso quella direzione che segna la
mia distanza da Angela Merkel, dalle votazioni, dalla modernità."
Pensi che una posizione
ideologica ben definita ti possa causare (o forse ti ha già causato)
problemi tipo concerti boicottati, minacce e roba simile?
"I tempi moderni e la democrazia ci
parlano di libertà, di possibilità illimitate, di libere scelte e di
libertà di espressione. Ma evidentemente qualcosa non funziona quando i
miei concerti vengono boicottati se dico qualcosa che non coincide col
pensiero della maggioranza, o con quei circoli che creano il pensiero
della maggioranza. Ciò che io faccio spiega quanto piccola sia la gabbia
della libertà."
È ben nota la tua simpatia per
l'era fascista e per Benito Mussolini: cosa ti affascina di questa
controversa figura storica? Qual è la tua personale opinione riguardo il
periodo fascista in Italia?
"Sono sempre stato affascinato dai
perdenti e dagli eroi tragici sin da quando lessi da giovane 'Don
Chisciotte'. Non voglio legarmi ad una corrente di destra quando la
destra tedesca è in grado di vincere, sono di destra perché amo i
perdenti. Guarda quanto sono sgradevoli i vincitori: la loro breve vita
non vale la metà del carisma dei perdenti, degli eterni perdenti. Alla
fine devo perdere tutto per vincere in eterno. Tantissimi politici e
pensatori di destra sono stati, sono e saranno dei tragici perdenti, ma
lo spirito che c'è dietro non è sbagliato. Tutt'altra questione è invece
l'incapacità."
Come è nato il tuo interesse per il fascismo?
"Probabilmente è nato perché mi ero
stufato di tutte le false promesse che caratterizzavano il colorato
mondo che avevo intorno e perché non sopportavo più i grigi sorci che
regnavano in stile Disneyworld."
Cosa è rimasto oggi del ventennio cui tanto spesso fai riferimento?
"Oggigiorno non è rimasto molto di quel
periodo, eccetto alcuni pensieri e un po' di tristezza da provare
davanti a un cappuccino sotto un chiaro cielo blu. Oggi la destra e il
fascismo sono per lo più relazionabili al cattivo gusto, alla birra,
alla violenza e a politici stupidi. Ho fatto molte esperienze politiche
contando di mantenermi distante dai movimenti della destra. E riguardo a
gente come Berlusconi, posso dire che indossa abiti molto belli, ma non
mi fiderei di lui! È apocalittico!"
"Non
voglio legarmi ad una corrente di destra, sono di destra perché amo i
perdenti. Guarda quanto sono sgradevoli i vincitori: la loro breve vita
non vale la metà del carisma dei perdenti, degli eterni perdenti. Alla
fine devo perdere tutto per vincere in eterno. Tantissimi politici e
pensatori di destra sono stati, sono e saranno dei tragici perdenti, ma
lo spirito che c'è dietro non è sbagliato."
(Josef K.)
Per l'ultima domanda ti chiedo di essere profetico: cosa si dirà di Von Thronstahl tra dieci anni?
"Hanno fatto grande musica e avevano idee
inusuali!, forse. Oppure "VON che???". Oppure: 'condizione
obbligatoria: ESSERE EUROPEI o TEDESCHI!'."