Visualizzazione post con etichetta DOTTRINA TRADIZIONALE. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta DOTTRINA TRADIZIONALE. Mostra tutti i post

martedì 6 agosto 2013

Principi fondamentali della Tradizione 3. L'Autorità


La Tradizione è sinonimo di verità e giustizia poiché afferma tutto ciò che è ordine, di contro alla menzogna e alla ribellione che appartiene ad una visione moderna dell’esistenza. 
Un’altra caratteristica della Tradizione è il suo rapporto diretto con l’Autorità, dalla radice indoeuropea Aug = aumentare, crescere, da cui deriva Auctor = Augusto, colui che è provvisto della potenza divina. Quando si parla di Tradizione è normale riferirsi all’Autorità, che è in diretta connessione con l’Imperium: la pienezza della potenza sovrana e ordinatrice. L’Imperium è il potere che viene direttamente dalla divinità, messo in relazione con la virtù e la qualità del Re, nella cui persona si fondano insieme il potere politico, militare, legislativo e religioso. Un esempio è rappresentato dall’aristocrazia, cioè da quell’ordine che vige in una comunità, nella quale l’autorità genera una distinzione naturale tra gli uomini per il loro valore, funzione, vocazione e qualità. 

Dall’autorità deriva la gerarchia, dal greco jeros = sacro e arché = principio, ordine, cioè l’ordinamento degli uomini, che pone i migliori al di sopra degli altri. Ogni uomo è un piccolo universo e come tale non è uguale a nessun altro, se non a sé stesso, così la gerarchia e la selezione misurano e regolano questa diversità. "Infatti in alcuni uomini superiori vive in forma di presenza e di realtà, ciò che negli altri esiste, solo come aspirazione confusa, come presentimento, come tendenza, per cui questi ultimi sono fatalmente attratti dai primi e naturalmente ad essi si subordinano" [1]. E’ l’inferiore, infatti, ad avere bisogno del superiore.

La gerarchia non è una scala burocratica che si ascende dopo tanti anni di anzianità o di anticamera, essa fa riferimento a valori tradizionali.

Al vertice vi è colui che meglio di altri riesce ad incarnare questi valori, riesce a viverli e a farli propri: il migliore tra i migliori, il "primis inter pares" cioè il primo tra i pari, colui che è dotato di maggiori qualità. Ecco, quindi, delinearsi da una parte una minoranza, l’élite che è qualità e dall’altra una quantità che è numero. Quanto maggiore è il grado della qualità, tanto minore è il numero delle persone che tali valori possiedono. Il fondamento primo dell’autorità è la qualità sacra e non umana, la cui legittimità deriva direttamente da Dio. L’autorità è simbolo ed espressione di ordine, pace e armonia e si realizza attraverso la gerarchia, nella quale ognuno, riconoscendo il proprio posto, partecipa attivamente alla vita dello Stato in una visione organica. Questa visione organica fa sì che le diverse parti (uomini – famiglia) contribuiscano a formare il tutto (comunità – Stato) in una armonia generale, in cui ciascun uomo gode della propria autonomia, necessaria per sviluppare la propria specificità o natura. Rifiutando qualsiasi prevaricazione di una parte sulle altre, si ignora qualsiasi scissione o atomizzazione del particolare ed ogni uomo è libero di formarsi nel proprio campo secondo la sua natura e mediante la propria vocazione cosicché questa visione ordinata determina il potenziamento del particolare, e non il suo ridimensionamento.

Note
(1) Cfr. Julius Evola, "Gerarchia e democrazia", Padova, 1970.

Tratto dal Saggio sui principi fondamentali della Tradizione - Raido

Cambia te stesso

In un epoca di attivismo, in cui si dà importanza soprattutto all’apparenza, alla quantità e al movimento scomposto, piuttosto che all’Essenza, all’interiorità e all’azione precisa e indirizzata dall’Alto, il compito primo e fondamentale è quello della Rivoluzione interiore. Rivoluzione del proprio modo di sentire il mondo, che deve passare necessariamente, in una fase preliminare, per una rivoluzione del proprio modo di sentirsi, di percepirsi, andando a colpire tutte le scorie, i residui e i sedimenti che, come lacci ci impediscono di indirizzare la nostra esistenza verso l’Assoluto, in un azione pura e sacrificale. Azione questa,che deve sgorgare da un Sé finalmente conosciuto, non più astrazione intellettualistica, se non mero strumento di indagine di filosofi e psicologi, bensì contatto con l’Essenza, depurata dagli elementi contingenti che, in un mondo come quello attuale, non possono che essere elementi catagogici,che trascinano verso il basso.
Alzarsi, darsi una forma e una drittura, disse Julius Evola. Eco può fargli, su altro livello, il Capitano Codreanu,che lamentò non la mancanza di programmi politici (e quindi di azioni,di idee e di “attivismo”), ma di uomini. E l’uomo è il primo banco di prova. Se si vuole cambiare qualcosa nel mondo, si cominci in primis a lavorare su sé stessi. Ci si circondi di camerati fedeli, uomini che percorrono il nostro stesso irto Sentiero,che combattono la nostra stessa “grande guerra Santa”, che mirano alla chiarezza, alla centralità, al diradarsi delle nebbie e dei fantasmi del mondo moderno. Si cementi questa vera “fratellanza” con un azione sottile e persistente, non meramente sentimentale, ma in certo senso magica, e si continui a lavorare a lento fuoco. Si cerchi di ricordare che nulla accade in terra che non accada in Cielo,e che ciò che è in Alto è come ciò che è in basso. Che quando un vincolo sarà stato spezzato,di ciò si avrà eco nei cieli, e che un azione di tal fatta produrrà effetti anche nelle persone intorno.
Creare dei “limiti”, darsi un ordine interno e rispettarlo. Agire sempre con presenza in ciò che si fa e non essere trasportati. Ciò trasforma un azione profana in un azione in cui comincia a intuirsi un qualcosa d’ordine superiore. Combattere sempre per far trionfare in sé la Luce e la Verità, non abbandonarsi mai all’abiezione e ai futili miti che questo mondo crepuscolare vuole assurti a verità inconfutabili. Guardare sempre alle cause e non agli effetti,ben capendo dove il Nemico vuole portarci con una determinata “spinta interiore”, con un determinato pensiero. Governare i propri pensieri,e non esserne governati. Cercare l’Egemonikon degli antichi stoici in Sé. Trovatolo, farlo diventare Centro,immobile, nella corrente tumultuosa delle acque. Del resto si diceva nell’Ellade dorica: conosci te stesso: in tè c’è l’Universo intero.
Essere esempio. Non parlare, ma agire. Non giudicare dalle belle parole,ma dalle realizzate azioni. Agire senza cercare alcun riconoscimento, alcun merito, alcun premio. Sia premio il fare ciò che deve essere fatto, affinché “Uomini siate,e non pecore matte”.
RAIDO

sabato 3 agosto 2013

Principi fondamentali della Tradizione 2. IL SACRO E LA TRADIZIONE


Per l’uomo contemporaneo è normale considerare la divinità come una cosa astratta e lontana, non più presente e agente nella vita di tutti i giorni. Si vive un mondo desacralizzato, dove tutto viene sacrificato ai ritmi della produzione e al consumo di massa, con il conseguente allontanamento da ogni tensione interiore.
Con la parola "sacro" si afferma, non solo ciò che trascende e oltrepassa l’uomo, il tempo e la stessa vita, bensì ciò che vive in eterno. Il sacro, quindi, è "ciò che ricollega la vita terrena alle forze invisibili del mondo soprannaturale", è un ordine retto da Leggi che si collocano al di sopra dell’umano, orientato verso il divino. Etimologicamente Tradizione deriva dal latino tradere, formato da trans = oltre; e da dare = consegnare e indica un’azione di passaggio, che più propriamente si deve tradurre nel concetto: "ciò che si trasmette". Tradizione non è conservazione, fissazione delle forme esteriori o di cose di cui non si comprende più il significato, ma trasmettere, tramandare, consegnare in modo diretto e reale un’eredità, la cui origine non è umana, ma essenzialmente spirituale. L’azione tradizionale è un’azione dinamica; la sua trasmissione, come condizione primaria per realizzarsi, presuppone un collegamento tra chi consegna e chi riceve, quest’ultimo ha il dovere di continuare a far vivere l’eredità dei Padri. Questa eredità si manifesta sotto forma di forza ordinatrice, lungo le varie generazioni, informando tutta la realtà e superando il fatto materiale e biologico del vivere stesso.

Con rigore si deve parlare di "Trascendenza Immanente", cioè di una forza spirituale che agisce come presenza reale, viva, dinamica e creatrice, attraverso istituzioni, culture, costumi, leggi, religioni e altri ordinamenti, facendo "in modo che i valori spirituali e super-individuali costituiscano l’asse e il supremo punto di riferimento per l’organizzazione generale". (1) Ciò assicura la continuità dei principi da un’epoca all’altra, per far sì che tutte le attività siano orientate in modo unitario, secondo un’idea centrale, direzionata dall’alto e verso l’alto.

Assumersi l’onere di dirsi oggi uomo della Tradizione diviene un impegno, affinché il testimone che ci viene consegnato possa essere tramandato a chi verrà dopo di noi. 



Tratto dal Saggio sui principi fondamentali della Tradizione - Raido
 

Note
(1) Cfr. Julius Evola "L’arco e la clava" Ed. Mediterranee.

venerdì 2 agosto 2013

Principi Fondamentali della Tradizione - 1. DALLE ORIGINI AL MONDO MODERNO

Con questo post inizierò una serie di scritti che faranno parte di un percorso, attraverso il quale propongo di approfondire quelle conoscenze necessarie per definirsi davvero Tradizionalista.
Per chi lo vorrà, non sarà una semplice lettura, ma qualcosa di più, un orientamento dottrinale, che andrà oltre le belle parole, e che determinerà un modo d´essere e un´appartenenza.
L'Uomo della Tradizione è colui "che dinanzi alla follia del mondo moderno, costruito sul profitto e sulla sopraffazione, oppone un impegno totale per lottare contro ogni abuso e devianza. Si tratta di assumere una disciplina che abbia come scopo il dominio di sé, che valga a ripristinare il senso Sacro della Tradizione, come visione del mondo e come Stile.
Non è più tempo di arrampicarsi sugli specchi, lo Stile non può essere appreso o inventato è una questione di "qualità", è un sentire profondo reale, allora o lo si possiede o si è altro ... solo perdita di tempo."
Dalla presentazione del testo Elementi della Cultura Tradizionale - RAIDO

1. DALLE ORIGINI AL MONDO MODERNO
Nel linguaggio comune il termine Tradizione ha ormai assunto il significato di consuetudine, di abitudine e di costume. Quando si parla di Tradizione ci si riferisce a qualcosa che è appartenuto e che appartiene al passato lontano, il cui ricordo assume oggi solo una forma folcloristica. Un esempio ce lo offre il Natale, del quale rimane attuale solo l’aspetto consumistico, tanto che per la maggioranza delle persone ha ormai perso il valore sacro che possedeva in origine. Non è assolutamente questo il senso e il valore, che si deve attribuire alla Tradizione, in quanto essa è l’insieme di valori eterni, sacri ed incorruttibili. Passando all’esame del mondo tradizionale va subito affermato che esso conosce un’unione, un collegamento effettivo, tra la realtà divina e quella umana, tra spirito e materia. Questa unità né conosce né concepisce la scissione che è propria al mondo moderno, scissione tra sacro e profano (1). Per la Tradizione la partecipazione al sacro è il fondamento di tutta la vita, personale e collettiva, divenendo un’incessante ricerca e ascesa verso l’alto. La stessa Natura con i suoi ritmi e le sue leggi, è concepita come la manifestazione visibile di un ritmo e di un ordine superiore. Tra cielo e terra, tra Dio e uomo, non c’è alcuna separazione o distacco, bensì una vera e propria "similitudine", scorgendo nel secondo il riflesso del primo. Per la dottrina tradizionale, i fenomeni e le forze della natura vanno percepiti come l’espressione di una realtà superiore in quanto simboli atti a spiegare la conoscenza non umana. Premesso questo, si può affermare che l’uomo tradizionale, a differenza dell’uomo moderno, non ha una concezione elementare della Natura, ma al contrario possiede una percezione simbolica e spirituale della stessa. Comprendere il reale significato dei simboli diventa così un sostegno per l’uomo che oggi vuole intraprendere la via della risalita.
Al luogo dell’utopia materialista e progressista dell’ "evoluzione", la civiltà tradizionale conosce una verità opposta: la visione ciclica ed eterna. "Dalla nobiltà delle origini", nello scorrere del tempo, si venne a creare una involuzione. Dalla perfezione dell’origine, infatti, si verificò una caduta dovuta alla dequalificazione dell’uomo, che originariamente non era, come vuol farci intendere la moderna teoria evoluzionista, un essere animalesco, ma al contrario un essere migliore di quello attuale: un "più-che-uomo", un semidio. Così se per la scienza moderna, attraverso la sovversiva teoria evoluzionistica dell’uomo, gli uomini da stati inferiori si sono sempre più evoluti, per la cultura tradizionale da stati superiori originari gli esseri sono decaduti in stati sempre più condizionati da fattori terrestri e materiali. Questa caduta, determinata dal prevalere dell’elemento umano e mortale, è conosciuta nella memoria di vari popoli come "l’oscuramento degli Dei", cioè il ritirarsi delle influenze celesti e l’incapacità da parte dell’uomo di non sapere più attrarle verso sé.
Vi sono, quindi, due modi di intendere e di interpretare la Storia. Da una parte quello moderno e progressista che considera il tempo come un ordine di avvenimenti successivi, misurabili come una quantità, con un prima e un dopo, che procede secondo un ritmo numerico e cronologico. Dall’altra vi è il modo tradizionale, ciclico, simbolico, che guarda allo sviluppo e al tramontare delle civiltà. Dal libro di Esodo "Le opere e i giorni" possiamo ricavare la concezione che gli antichi avevano della Storia divisa in quattro età. Per loro il tempo non scorreva uniformemente e indefinitamente, ma si ripartiva in cicli o periodi, ciascuno dei quali aveva un proprio significato e una propria specificità. Ognuno di questi cicli era quantitativamente diseguale e il loro insieme formava la totalità del tempo. I vari periodi venivano simbolicamente raffigurati da diversi metalli – Oro, Argento, Bronzo e Ferro – a seconda del loro rapporto con l’origine. Questi diversi metalli esprimono simbolicamente un processo di decadenza spirituale attraverso quattro cicli o generazioni. Secondo questa visione, come già detto in precedenza, l’umanità all’inizio avrebbe conosciuto una vita simile agli Dèi, in seguito sarebbe decaduta a forme di organizzazioni sociali dominate dall’empietà, dalla cupidigia, dalla violenza e dall’inganno. Dalla perfezione delle origini si è passati alla separazione del potere guerriero da quello spirituale, per concludersi nel dominio della razza dei mercanti (borghesia). In questo modo alterata l’unità del Principio, si venne a creare una vera e propria involuzione. Questa verità si ritrova in molti testi sacri, dove si conserva il ricordo delle origini, come qualcosa di luminoso e immortale. Si parla di una mitica razza che abitava nella luce eterna, in rapporto diretto con le forze cosmiche e divine. Infatti, non si conosceva fatica e dolore, la terra era generosa e produceva spontaneamente i frutti in abbondanza e gli uomini non conoscevano né vecchiaia, né morte. Questi ultimi erano saggi e felici, "coloro che sono e che possono". Si narra di un tempo primordiale che per le sue caratteristiche venne definito "il ciclo dei Veglianti". La sede, collocata all’estremo Nord, venne chiamata la "Terra dei Veglianti, la sempre verde e lucente". Questa è la patria degli Iperborei, la mitica Thule, Avallon, il Continente bianco, il Paradiso terrestre o l’Età dell’Oro, dalle cui radici fiorirono tutte le civiltà. Era questo il tempo in cui si poteva dire di "uomini che erano simili a Dèi mortali e di Dèi che erano simili a uomini immortali". E’ evidente come, nell’epoca primordiale, uomini e Dèi vivevano in totale armonia, un epoca in cui l’adesione alla verità e alla giustizia era naturale ed assoluta.
Gli Iperborei, la razza delle origini, che chiamavano se stessi gli Arya, i nobili, incarnavano una natura olimpica e regale. Alcuni simboli e caratteristiche che contraddistinguono questa età ne fanno comprendere meglio il suo valore. Si ritrovano, così, le idee di Stabilità e di Centralità, i cui simboli sono: il Polo, la Pietra di fondamento, il Centro, le Vette inaccessibili, la Vita e l’Immortalità, la Luce, il Fuoco ed il Sole.
In un dato momento l’unità tra la divinità e l’uomo viene meno, di conseguenza quest’ultimo è sempre più preda di elementi materiali. Privo di ogni riferimento superiore, l’uomo sprofonda nell’insicurezza e nell’angoscia di fronte allo scorrere banale dell’esistenza. Conformità e fedeltà iniziale, andarono progressivamente tramontando sino all’apparire del mondo moderno.
La memoria storica dei popoli antichi, afferma che il passaggio da un’epoca all’altra era caratterizzato da veri e propri cataclismi. Un esempio innegabile è l’inclinazione dell’asse terrestre e il conseguente mutamento del clima. Di questo evento si conserva il ricordo in molte tradizioni che parlano di una mitica glaciazione che rese inospitale la sede iperborea e necessaria la migrazione dei suoi abitanti. Simbolicamente, l’inclinazione dell’asse terrestre rappresenta la caduta, l’alterazione spirituale e la conseguente perdita del "Centro", cioè delle origini (2). La conseguenza di tale caduta fece sì che ciò che era manifesto si oscurò e dalla prima età, quella dell’Oro, il Ciclo artico, si passò alla seconda: l’età dell’Argento o Ciclo atlantico. Quest’ultimo è indubbiamente meno regale del primo, ma pur sempre nobile. In quest’età, come reazione alla perdita dello stato primordiale, nasce la Religione; dal latino Re-ligio = ricollegare, riannodare; con le sue forme panteistiche, devozionali e mistiche. Simboli per eccellenza di questo periodo sono la luna, la notte, il serpente (fecondità), che indicano l’elemento femminile. La donna, quale madre, viene eretta a principio e sostanza della generazione. La divinità maschile è concepita come mortale. Inoltre la società è regolata dal principio sacerdotale e la funzione regale è confinata al solo potere politico. Quest’epoca difatti segna l’inizio della separazione del potere politico dall’Autorità spirituale. Ma il ciclo di caduta non si arresta, così al secondo periodo subentrò l’età del Bronzo o Ciclo dei Giganti. Questa fase è caratterizzata dall’affermazione della virilità selvaggia e materializzata, l’elemento spirituale è ormai secolarizzato (3). Non esiste più la vera Autorità, ma un semplice dominio che per affermarsi deve adoperare la forza. Questa è l’epoca della violenza e dell’usurpazione. Infine, viene l’età del Ferro o "Ciclo oscuro", corrispondente al nostro tempo, dove predominano l’ingiustizia, la morte e il dolore. In questa fase "fa da re" il potere economico, l’uomo è impegnato esclusivamente alla ricerca del "benessere a tutti i costi", dimenticando il suo rapporto con il divino. Prendono il sopravvento le forze infere legate allo scatenamento della materia. La funzione regale, presente e naturale nell’Età dell’Oro, ora si è ritirata e non è più manifesta. A queste quattro età se ne affianca un’altra, chiamata età degli Eroi o Ciclo Ario: essa costituirà la restaurazione dell’età aurea. Questo Ciclo è il superamento dei vari stadi di caduta, rappresentante la riconquista dell’età aurea, con il conseguente ricollegamento alla sacralità delle origini. Dovere dell’uomo della Tradizione è impegnarsi affinché questo periodo veda le schiere del Fronte della Tradizione preparate ad affrontare gli oscuri nemici e uscirne vittorioso.

Tratto dal saggio sui principi fondamentali della Tradizione dell'Associazione Culturale Raido-

Note:
(1) Questa verità la si può dimostrare facendo riferimento alla vita quotidiana. Così come il corpo che si nutre di alimenti sani manifesta salute e benessere psicofisico, allo stesso modo, la persona che compie il proprio dovere, in ordine ai valori della Tradizione, riscontra intorno a sé l’effetto ordinatore delle sue azioni.
(2) Per analogia si può osservare come l’inclinazione dell’asse terrestre sia in corrispondenza con l’inclinazione dell’asse del cuore umano.

(3) Secolarizzazione: istituzionalmente è un provvedimento con il quale il chierico viene ridotto ad uno stato laicale. Attualmente, per "processo di secolarizzazione" si intende il progressivo venir meno della presenza dell’elemento religioso nella vita del singolo e nella società.

venerdì 26 luglio 2013

Strategia della manipolazione delle masse nei Paesi Democratici

Vi invito all lettura e soprattutto alla riflessione su questo post nel quale propongo una lista elaborata dal linguista Noam Chomsky definita "10 Strategie della Manipolazione" dalla quale si evince la presenza occulta del Grande Fratello sopra le nostre coscenze e che vuole fare dell'uomo contenporaneo un gregge di pecore mute e sorde. 
IL TRADIZIONALISTA


1-La strategia della distrazione
L’elemento primordiale del controllo sociale  è la strategia della distrazione che consiste nel deviare l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dei cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche, attraverso la tecnica del diluvio o inondazioni di continue distrazioni e di informazioni insignificanti.
La strategia della distrazione è anche indispensabile per impedire al pubblico d’interessarsi alle conoscenze essenziali, nell’area della scienza, l’economia, la psicologia, la neurobiologia e la cibernetica. Mantenere l’Attenzione del pubblico deviata dai veri problemi sociali, imprigionata da temi senza vera importanza.
Mantenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza nessun tempo per pensare, di ritorno alla fattoria come gli altri animali (citato nel testo “Armi silenziose per guerre tranquille”).
2- Creare problemi e poi offrire le soluzioni.
Questo metodo è anche chiamato “problema- reazione- soluzione”. Si crea un problema, una “situazione” prevista per causare una certa reazione da parte del pubblico, con lo scopo che sia questo il mandante delle misure che si desiderano far accettare. Ad esempio: lasciare che si dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, o organizzare attentati sanguinosi, con lo scopo che il pubblico sia chi richiede le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito della libertà. O anche: creare una crisi economica per far accettare come un male necessario la retrocessione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici.
3- La strategia della gradualità.
Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, a contagocce, per anni consecutivi. E’ in questo modo che condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte durante i decenni degli anni ‘80 e ‘90: Stato minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione in massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero state applicate in una sola volta.
4- La strategia del differire.
Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria”, ottenendo l’accettazione pubblica, nel momento, per un’applicazione futura. E’ più facile accettare un sacrificio futuro che un sacrificio immediato. Prima, perché lo sforzo non è quello impiegato immediatamente. Secondo, perché il pubblico, la massa, ha sempre la tendenza a sperare ingenuamente che “tutto andrà meglio domani” e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato. Questo dà più tempo al pubblico per abituarsi all’idea del cambiamento e di accettarlo rassegnato quando arriva il momento.
5- Rivolgersi al pubblico come ai bambini.
La maggior parte della pubblicità diretta al gran pubblico, usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, molte volte vicino alla debolezza, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente mentale. Quando più si cerca di ingannare lo spettatore più si tende ad usare un tono infantile. Perché? “Se qualcuno si rivolge ad una persona come se avesse 12 anni o meno, allora, in base alla suggestionabilità, lei tenderà, con certa probabilità, ad una risposta o reazione anche sprovvista di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno” (vedere “Armi silenziosi per guerre tranquille”).
6- Usare l’aspetto emotivo molto più della riflessione.
Sfruttate l'emozione è una tecnica classica per provocare un corto circuito su un'analisi razionale e, infine, il senso critico dell'individuo. Inoltre, l'uso del registro emotivo permette aprire la porta d’accesso all’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o indurre comportamenti.
7- Mantenere il pubblico nell’ignoranza e nella mediocrità.
Far si che il pubblico sia incapace di comprendere le tecnologie ed i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù.
“La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza dell’ignoranza che pianifica tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare dalle classi inferiori".
8- Stimolare il pubblico ad essere compiacente con la mediocrità.
Spingere il pubblico a ritenere che è di moda essere stupidi, volgari e ignoranti ...
9- Rafforzare l’auto-colpevolezza.
Far credere all’individuo che è soltanto lui il colpevole della sua disgrazia, per causa della sua insufficiente intelligenza, delle sue capacità o dei suoi sforzi. Così, invece di ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto svaluta e s'incolpa, cosa che crea a sua volta uno stato depressivo, uno dei cui effetti  è l’inibizione della sua azione. E senza azione non c’è rivoluzione!
10- Conoscere gli individui meglio di quanto loro stessi si conoscono.
Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno generato un divario crescente tra le conoscenze del pubblico e quelle possedute e utilizzate dalle élites dominanti. Grazie alla biologia, la neurobiologia, e la psicologia applicata, il “sistema” ha goduto di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia nella sua forma fisica che psichica. Il sistema è riuscito a conoscere meglio l’individuo comune di quanto egli stesso si conosca. Questo significa che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un controllo maggiore ed un gran potere sugli individui, maggiore di quello che lo stesso individuo esercita su sé stesso.

FONTE http://theinternationalcoalition.blogspot.it/2011/07/noam-chomsky-top-10-media-manipulation_08.html