lunedì 29 dicembre 2008

Taranto d'altri tempi 2

Processione del Corpus Domini 1976, celebrata nella Concattedrale Gran Madre di Dio, negli scatti di Enrico Scuro.

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Per visitare la galleria di foto cliccare sul link.

http://www.fotoenricoscuro.it/photo.php?cat_id=141

mercoledì 24 dicembre 2008

Buon Natale

Buon Natale a tutti

Pace e Serenità a tutti Voi!

Il mio presepe
Il mio Presepe (particolare)

martedì 23 dicembre 2008

Taranto d'altri tempi

Ho trovato queste foto nel web, ed è stato per me un tuffo nel passato. Sono state scattate davanti al negozio di mio nonno, quando, all'epoca, in Via Garibaldi, aveva un attività commerciale.

Ricordo che durante la festività dei Sant Medici e durante la Settimana Santa, sistemavamo con cura i ceri che dovevano essere portati poi in processione. E che dire dello spettacolo a cui si assisteva al passaggio delle processioni da quel balcone....



Per i Tradizionalisti il link qui sotto è da non perdere, chissà se qualcuno di voi vi si potrà ritrovare ....

sabato 20 dicembre 2008

1968 - Natale - 2008

Lunedì 22 dicembre p.v. alle 18.30 nella Cattedrale San Cataldo di Taranto, in occasione della Commemorazione
della visita di Paolo VI alla Città di Taranto e allo stabilimento siderurgico allora ITALSIDER,verrà presentato il volume edito dal settimanale diocesano Nuovo Dialogo:

“Sappiamo il rischio e la fatica”
Coraggio e profezia di Paolo VI
che, nella notte di Natale 1968,
venne a Taranto per gli operai dell’Italsider.

Introdurrà e concluderà la serata:
S.E.R. Monsignor Benigno Luigi Papa
Arcivescovo Metropolita

Condurranno:

Daniele Rotondo
Giornalista Rai

Emanuele Ferro
Direttore di Nuovo Dialogo

Monsignor Dario Edoardo Viganò
preside e docente di Semiotica all’Istituto Pastorale dell’Università Lateranense,
spiegherà il significato dei gesti del Pontefice partendo dai documentari del Natale 1968.

A sottolineare il carattere istituzionale dell’evento presenzierà
ed interverrà il Ministro per gli affari regionali
Onorevole Raffaele Fitto

La pubblicazione:
“Sappiamo il rischio e la fatica”
è una raccolta di immagini, di testimonianze e di riflessioni a
quarant’anni dalla visita di Paolo VI a Taranto. La pubblicazione
è stata curata da don Emanuele Ferro direttore del Nuovo Dia-
logo, con i contributi dei seguenti autori: Benigno Papa, Giulio
Andreotti, Fausto Bertinotti, Dario Edoardo Viganò, Luigi Ac-
cattoli, Fabio Zavattaro, Franco Semeraro, Gianni Florido, An-
tonio Panico, Marco Gerardo, Vittorio De Marco, Donato Pa-
lazzo, Cosimo D’Andria, Filippo Catapano e Silvano Trevisani

Interventi musicali e letture di:

- BEPPE CANTARELLI
- ROSSANA POTENZA
- PATRIZIA CONTE
- MAURIZIO NICOLOSI

Il Papa fra gli altiforni

Quarant’anni fa, Sua Santità Paolo VI fece visita alla città di Taranto e volle celebrare la Santa Messa di Natale tra gli altiforni dell’allora Italsider. Vista, all’epoca, come il miraggio di un decollo economico e sociale dalla nostra città,al punto che, se dall’ “alto” avessero deciso di installare il più grosso stabilimento industriale in Piazza della Vittoria, nessuno avrebbe osato opporsi.
Tralasciando quelle che sono le responsabilità oggettive che hanno portato, oggi, Taranto a detenere il triste primato d’ essere la città più inquinata dell’intera Europa, e all’indomani dell’approvazione del disegno di legge antidiossina, all’ombra di quarant’anni di innumerevoli vittime del lavoro, che fanno del l’odierna Ilva un vero cimitero di anime, di operai che hanno perso la vita a causa di neoplasie tumorali o di prevedibili incidenti sul posto di lavoro, basta uno sguardo indietro nel tempo per comprendere come Paolo VI, in quell’occasione, fu giusto profeta.
Le sue parole, “come uno squillo di tromba risonante nel mondo”, vollero essere un messaggio di comprensione e di preghiera per quello che sarebbe stato.
Dedico, così, questo mio post alle tante, troppe vittime del lavoro, ai giovani che non hanno fatto più rientro a casa, ai padri di famiglia, ai loro cari, al loro immenso dolore, al senso di ingiustizia che li insegue… , e, in particolare, alla recente scomparsa di un nostro confratello del Carmine, Manuele Pastore. Il ricordo di quel giorno, delle parole del Papa, siano, ancora e soprattutto oggi, consolatrici e colme di speranza per la nostra martoriata città, affinché possa trovare la quiete economica, sociale ed umana che da sempre insegue e che il suo popolo merita.

Il settimanale “Nuovo Dialogo”, proprio in occasione dell’anniversario della venuta di Paolo VI a Taranto, ha voluto riprodurre le stesse pagine del giornale stampato in data 27 dicembre 1968, grazie alle quali possiamo rivivere la cronaca di quel giorno.

Il Papa, prima di iniziare la celebrazione della Messa, espresse il desiderio di fermarsi a salutare gli operai che lavoravano e che, per questo, non avrebbero potuto assistere alla stessa.
Sul piazzale degli altiforni, il Papa scese dalla sua macchina, si avvicinò al gruppo di operai che l’attendevano e semplicemente, umilmente, disse: “Carissimi siete più contenti voi che io sia qui, o sono più contento io di essere in mezzo a voi? Forse entrambi. Siete contenti, e lo sono anch’io, e vi posso assicurare che ho sempre desiderato e desidero sempre di conoscervi, di sapere la vostra fatica, quello che fate. E sappiate che abbiamo grande considerazione, grande stima del vostro lavoro. (…)
Sappiamo il rischio e la fatica in cui siete impegnati e sappiamo che volentieri abbiamo voluto venire a trovarvi, prima di celebrare la messa di Natale, per dirvi che vi portiamo nel cuore. (…) e pregheremo per voi, , per le vostre persone e per le voste famiglie , per il vostro destino di operai e di cittadini, di uomini e di cristiani”.

L’omelia

Siamo qua venuti per voi, Lavoratori! Per voi lavoratori di questo nuovo e colossale centro siderurgico; (…) Vi parliamo col cuore.
(…)
Qual è, in altri termini, la condizione del lavoratore impegnato nell’organizzazione industriale? Sarà macchina anche lui? Puro strumento che vende la propria fatica per avere un pane, un pane da vivere; perché prima e dopo tutto, la vita è la cosa più importante d’ogni altra; l’uomo vale più della macchina e più della sua produzione. Sappiamo bene tutte queste cose. (…)
Cari Lavoratori! (…) Che cosa avete nel cuore? Siete uomini: siete per questo felici? (…) ciascuno porta in fondo la sua sofferenza. Siete veramente liberi? Siete affamati di giustizia e dignità? Siete desiderosi di salute? Noi vi diremo una cosa, che dovete ricordare: Noi vi comprendiamo. Dicendo noi, diciamo la Chiesa. (…) la Chiesa vi difende.
(…)
Siamo venuti per lanciare qui, come uno squillo di tromba risonante nel mondo, il beato annunzio del Natale all’umanità che sale, che studia, che fatica , che soffre , che piange e che spera; e l’annuncio è quello degli Angeli di Bethleem: oggi è nato il Salvatore vostro, Cristo Signore.

mercoledì 17 dicembre 2008

1968 - quella notte col Papa

Ricorre, quest’anno, il 40° anniversario della visita che Sua Santità Paolo VI fece alla Città di Taranto e allo stabilimento siderurgico, allora, denominato ITALSIDER. Ho voluto ricordare l’evento, e come la città visse quei giorni, dalle parole di Nicola Caputo, che nel suo libro “Quel Natale fatto in casa” ha dedicato un capitolo per l’occasione.

“Erano le ore 13 del 1° dicembre 1968, domenica, e a quell’ora i tarantini si attardavano ancora in uno degli ultimi strusci in via D’Aquino. Qualcuno era in chiesa per l’”ultima” Messa antimeridiana, ma molti erano già a casa. La radio, ascoltata distrattamente, attirò a un tratto l’attenzione di tutti. Tesero l’orecchio, chiesero agli altri di fare silenzio. «Che ha detto?» «Ho capito bene?...». Ma sì che avevano capito bene i tarantini. Il Papa, Giovanni Battista Montini, sarebbe venuto la notte di Natale. Quelle parole…

«… Quanto a noi, vi confidiamo che speriamo celebrare la Messa notturna di Natale a Taranto, per i lavoratori e le maestranze del nuovo grande Centro siderurgico, dove sono operai impegnati, anche in quell’opera beata, nella loro dura fatica, molti lontani dalle loro case, e tutti al servizio d’un opera che vuole dare lavoro, pane, fiducia a migliaia d’uomini figli d’una terra chiamata al risveglio e allo sviluppo economico, sociale, spirituale d’una sana e fraterna civiltà moderna. Ci è stato cortesemente l’accesso a questo nuovissimo campo del gigantesco lavoro industriale contemporaneo; e vorremmo portarvi con la nostra semplice presenza il segno della presenza fraterna irradiante di Cristo, il saluto della gioia, della pace, della solidarietà a quel centro umano estremamente significativo e quasi simbolo e presagio del rinnovamento delle terre oggi aperte a nuovi destini civili e spirituali. Le crediamo ben degne e bisognose di qualche onore e di qualche conforto da parte di chi, come noi, ha la tremenda sorte di rappresentare Cristo Signore, viandante e vivente nella storia dell’umanità, ben ricordando che Lui stesso fu tra noi piccolo, umile, povero, affaticato e insieme fu messia della redenzione da ogni nostra morale miseria e profeta delle speranze del regno dei cieli. Sarà fra gli altiforni – a Dio piacendo – quest’anno il nostro presepio.
Valga l’annuncio a riempire il vostro avvento di nuova attesa del vicino natale. Sia con noi la Madonna».

(…)
La città fu mobilitata. Riunioni, incontri, vertici, summit. In sede locale e regionale. I contatti con Roma e col vaticano, poi, erano quotidiani. E così quelli col Ministero degli Interni, degli Esteri, con la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Ed era sempre l’arcivescovo Motolese, coadiuvato dall’instancabile Vicario generale della diocesi, mons. Giovanni Zappimbulso, a coordinare ogni cosa. Fu nominato un comitato e persino letteralmente inventato un ufficio stampa, poi rivelatosi efficientissimo, in Arcivescovado per fornire quotidianamente notizie alle agenzie e ai giornalisti di tutto il mondo, i quali, sorpresi anch’essi dalla notizia della visita papale, volevano sapere tutto su Taranto.
(…) Giunsero i tecnici della Rai per predisporre ogni cosa in vista della trasmissione in diretta programmata per la notte del 24 dicembre. Erano i tempi in cui venivano irradiate le prime immagini a colori.
(…)
Paolo VI giunse all’aeroporto di Grottaglie (anche noi avevamo a quei tempi un aeroporto) alle 19,30 del 24 dicembre a bordo di un DC 9 dell’Alitalia. Con lui il Prefetto del Palazzo Apostolico, cardinale Nasali Rocca, il prelato di Anticamera, mons. Oddone Tacoli, il segretario particolare, mons. Pasquale macchi. A riceverlo, appena sceso dalla scaletta dell’aereo, l’arcivescovo Motolese, tutti i vescovi di Puglia, il prefetto di Taranto, Correra, il commissario prefettizio di Grottaglie, Latorre. Presenti anche i ministri Forlani e Colombo, i sottosegretari Lattanzi, Misasi e Ferrari e il senatore Orlando.
Il corteo si mosse sotto una fitta, fastidiosa, gelida, importuna pioggia, toccò alcuni territori provinciali, attraversò San Giorgio, imboccò infine il lungo rettifilo di via Cesare Battisti, percorrendo sino Piazza Ramellini. Poi, via Mazzini, via Regina Elena, via Di Palma, piazza Maria Immacolata, gremita sino all’inverosimile. Qui la “città” attendeva il Papa. Col sindaco Angelo Vincenzo Curci (…). Dopo una breve sosta in via d’Aquino davanti alla chiesa del Carmine (una grande lapide sulla facciata del tempio ricorda oggi l’avvenimento), si proseguì con l’attraversamento del ponte girevole e della città vecchia, la sosta in cattedrale per il saluto ufficiale dell’arcivescovo Motolese e l’incontro, nel Cappellone di San Cataldo, con gli ammalati, quindi l’arrivo all’Italsider.
Quella Messa della Natività, celebrata a Taranto da un Pontefice Ropmano, oggi ha già trentaquattro anni (40 anni oggi, ndr). Poi a Taranto sarebbe venuto anche Giovanni Paolo II. Ma quell’emozione provata tanti anni fa…

domenica 7 dicembre 2008

L’Immacolata nella storia di Taranto

Oggi 8 dicembre la Chiesa celebra la solennità della festa dell’Immacolata.
Ripercorriamo le ragioni che hanno portato la SS. Vergine a divenire Patrona principale di Taranto “insieme e come San Cataldo”.

L’antico triduo di penitenza che si teneva ogni anno nel mese di febbraio



Correva l’anno 1710, era il 7 dicembre, ed il simulacro della Vergine era esposto per la sua festa alla pubblica venerazione, nella chiesa di S. Francesco d’Assisi. Erano le 05:45 di una freddissima notte, una gelida tramontana tagliava il volto dei primi portuali che si erano affacciati alla marina, ed ecco: all’improvviso, un violento terremoto si abbatté sulla nostra città. Tutta Taranto si svegliò di soprassalto, tra il fuggi fuggi generale, si cercò riparo in campagna, al di là del fosso.
Per fortuna, tutto si risolse solo con una grande paura. Miracolosamente, nessuno rimase ferito, né si registrarono grossi danni alle abitazioni.
I tarantini non ebbero dubbi: era stata la Vergine Immacolata ad aver allontanato dalla città le conseguenze catastrofiche di quel terremoto. Taranto fu, infatti, “preservata dalla ruina, e tutto il popolo durante la notte corse devoto alla sua chiesa a renderle grazie, ed impetrarne assistenza”[1].
Come ringraziamento, fu eletta Protettrice minore della città. Per quell’avvenimento, infatti, il sindaco Giovanni Capitignano, il 23 dicembre di quello stesso anno, elesse l’Immacolata Patrona celeste della città; il documento fu, poi, redatto il 14 febbraio 1711, dal notaio Giovanni Antonio Catapano.
A distanza di 23 giorni da tale evento, l’Università (l’equivalente all’odierno Consiglio Comunale) presieduta dal sindaco, con atto notarile, si impegnò in perpetuo ad offrire due torce nel giorno della festa dell’Immacolata e ad intervenire in forma pubblica alle funzioni in rappresentanza della città.
Il 20 febbraio 1743 un altro terremoto, questa volta di grossa entità, si abbatté di nuovo sulla città bimare, generando il panico tra i vicoli della città.
Taranto, neanche a seguito di quel terremoto, subì grossi danni e l’Amministrazione civica tarantina e l’amministrazione civica tarantina, presieduta dal sindaco Scipione Marrese, pensò di ringraziare la Vergine che aveva assolto anche questa volta il suo ruolo di protettrice nella maniera egregia.
Apprendiamo, sempre dal Caputo, che «il sindaco, istituì un triduo di penitenza da tenersi ogni anno nel mese di febbraio, a spese dell’amministrazione comunale, nella cattedrale tarantina. Tale triduo si è tenuto sino a qualche anno fa, poi è stato abolito, non si sa bene perché, soprattutto se si considera che l’Immacolata è a tutti gli effetti Patrona principale di Taranto “insieme e come San Cataldo”.
Era stato l’arcivescovo Bernardi ad avanzare, in tal senso, la proposta che fu, poi, approvata dalla Sacra congregazione dei Riti»[2].
Arriviamo, dunque, al secolo scorso (il novecento per intenderci), per vedere l’Immacolata proclamata patrona della nostra città. Si volle, ancora una volta, ringraziare la SS. Vergine che aveva salvato la città dai bombardamenti aerei subiti nel corso del conflitto mondiale, che, in quel febbraio 1943, era ancora in corso.«L’arcivescovo Bernardi – scrive Caputo – aveva preso la decisione di proporre alla Sacra Congregazione dei Riti l’elezione dell’Immacolata a Protettrice principale della città per due motivi entrambi validi. 1) in effetti, sino a quel momento, la città, nonostante fosse uno dei più grossi obiettivi militari, non aveva subito grosse perdite di vite umane tra la popolazione civile; 2) ricorreva in quel febbraio 1943 il secondo centenario del terremoto del 1743, a seguito del quale, per ringraziare l’Immacolata, era stato istituito, come si è detto, il triduo di penitenza in cattedrale. Bisognava dunque fare qualcosa per ricordare quell’avvenimento». Con tutto il carisma dell’ufficialità, l’Immacolata fu proclamata “Patrona principale di Taranto insieme e come San Cataldo.

[1] P.D.L. De Vincentiis, Storia di Taranto.
[2] Nicola Caputo, Destinazione Dio, Taranto 1984, pag 301-302.

lunedì 1 dicembre 2008

Il culto della Vergine Immacolata nella città di Taranto

Il culto della Vergine Immacolata si deve far risalire, a Taranto, intorno al XIV, quando nel 1309, il principe di Taranto, Filippo d’Angiò, fece ingrandire la chiesa e il convento di San Francesco d’Assisi. I frati conventuali minori crearono, così, una cappella dedicata all’Immacolata.
Successivamente, i frati eressero la confraternita dei Cordigeri di San Francesco e il sodalizio si trasferì poi nella cappella dell’Immacolata , prendendo, così, il titolo, nel 1578, di Confraternita dell’Immacolata Concezione.
Circa un secolo dopo la fondazione della congrega, i confratelli ordinarono a Napoli la statua dell’Immacolata, che giunse a Taranto nel settembre del 1679.
Dal Blandamura, apprendiamo che, in passato, la statua è stata definita la più bella che si conservi a Taranto: “La Vergine … dalle giovanili forme slanciate e dal volto paradisiaco, si è volta a guardare in alto, e con le pupille celesti e con le mani congiunte in fervorose preghiere, par che distorni dal capo dei suoi figli l’ira del signore, mentre, col piede verginale schiaccia il capo dell’infernale dragone. Il volto e le mani sono di una bellezza ultraterrena. Un solo difetto: le mani tra loro congiunte sono troppo protese verso destra; ma il popolo ritiene che tale posa assunse la vergine durante il terremoto del 1743”.[1]
In effetti, le mani dell’Immacolata di Taranto non sono congiunte sul petto. Si tratta, dunque, di una raffigurazione così voluta dallo scultore che la realizzò, anche se poi la tradizione popolare ha visto nello spostamento delle braccia verso destra un segno divino legato al terremoto del 1743. La Vergine, con quel gesto avrebbe allontanato il terremoto dalla città che era sotto il suo patrocinio.
Col passare degli anni si diffuse sempre più, nella cappella del convento di san Francesco d’Assisi, la devozione verso l’Immacolata, sicché sia i devoti che gli stessi confratelli cominciarono a chiedere con insistenza una sede più comoda e decorosa.
Solo nella seconda metà del 1700 la statua e la congrega furono trasferite nella vicina chiesa di san Michele.

Attualmente, si svolge nella Basilica Cattedrale la novena in onore della Patrona di Taranto. Il trasferimento della Statua in Cattedrale avviene di solito l’ultima domenica di novembre. La statua viene portata processionalmente in san Cataldo, accompagnata dai fedeli e dalla banda che esegue le tradizionali «pastorali». La novena si svolge, quindi, nella basilica, nella quale la statua dell’Immacolata viene collocata su un tronetto eretto sulla destra.
Chi è più avanti con l’età, rispetto a chi scrive, ricorda la tradizionale novena davanti ad alcuni improvvisati altarini che le donne di un tempo creavano nei vicoletti o lei «larghi» della città vecchia. La novena durava dal 29 novembre al 7 dicembre e davanti a quegli altarini, ogni sera, si radunavano donne e bambini per le tradizionali orazioni e alcuni musicanti per le immancabili «pastorali».
A intervalli regolari, si cantava il noto Inno «O Concetta Immacolata».


O Concetta Immacolata
Tu del Sole sei vestita,
Della luna a’ piè servita
E di stelle coronata:
O Concetta Immacolata!

Concepita dall’Eterno
Nell’idea sublime e pura,
sopra ogni altra creatura:
O Concetta Immacolata!

L’Individua Trinitate,
Tutta intenta al gran disegno
Con fregio lo più degno
Ti distinse avventurata:
O Concetta Immacolata!

Fu tua dolce redenzione,
O Maria, la più speciale,
Dal peccato originale
Mentre fosti preservata:
O Concetta Immacolata!

Sempre libera ed esente
D’ogni macula attuale,
D’ogni neo pur veniale,
Senza fomite, illibata!
O Concetta Immacolata!

Primogenita di dio,
Tu sei Sposa al Sommo Amore;
Tu sei Madre al redentore,
Tu sei in Ciel di gloria ornata:
O Concetta Immacolata!

D’ogni grazia riempita,
Sei del mondo la regina,
Tutta in Dio, tutta divina,
Tutta bella, tutta ornata:
O Concetta Immacolata!

Senza numero e misura,
Sono i tuoi gran privilegi:
Tu risplendi; Tu ti fregi
Sopra ogni altra fortunata:
O Concetta Immacolata!

Colma sei di santitate,
Ma colmata in tale eccesso,
Che creatura il Cielo stesso
Non racchiude in sé beata:
O Concetta Immacolata!

Deh! Dolcissima avvocata
Volgi a noi dal Cielo il ciglio,
E pietosa col tuo Figlio
Tu ci assisti, o Madre amata:
O Concetta Immacolata!

Testo tratto da A. Majorano
Tradizioni e canti popolari a Taranto,Lacaita, Editore
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[1] G. Blandamura, Taranto Sacra, Manoscritto, Arch. Arc.
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Si ringrazia il portale dello Sdanghiere http://losdanghiere.com/ per la gentile concessione delle foto.