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Il mio presepe
Il mio Presepe (particolare)
Lunedì 22 dicembre p.v. alle 18.30 nella Cattedrale San Cataldo di Taranto, in occasione della CommemorazioneIntrodurrà e concluderà la serata:
S.E.R. Monsignor Benigno Luigi Papa
Arcivescovo Metropolita
Condurranno:
Daniele Rotondo
Giornalista Rai
Emanuele Ferro
Direttore di Nuovo Dialogo
Monsignor Dario Edoardo Viganò
preside e docente di Semiotica all’Istituto Pastorale dell’Università Lateranense,
spiegherà il significato dei gesti del Pontefice partendo dai documentari del Natale 1968.
A sottolineare il carattere istituzionale dell’evento presenzierà
ed interverrà il Ministro per gli affari regionali
Onorevole Raffaele Fitto
La pubblicazione:
“Sappiamo il rischio e la fatica”
è una raccolta di immagini, di testimonianze e di riflessioni a
quarant’anni dalla visita di Paolo VI a Taranto. La pubblicazione
è stata curata da don Emanuele Ferro direttore del Nuovo Dia-
logo, con i contributi dei seguenti autori: Benigno Papa, Giulio
Andreotti, Fausto Bertinotti, Dario Edoardo Viganò, Luigi Ac-
cattoli, Fabio Zavattaro, Franco Semeraro, Gianni Florido, An-
tonio Panico, Marco Gerardo, Vittorio De Marco, Donato Pa-
lazzo, Cosimo D’Andria, Filippo Catapano e Silvano Trevisani
Interventi musicali e letture di:
- BEPPE CANTARELLI
- ROSSANA POTENZA
- PATRIZIA CONTE
- MAURIZIO NICOLOSI
Quarant’anni fa, Sua Santità Paolo VI fece visita alla città di Taranto e volle celebrare la Santa Messa di Natale tra gli altiforni dell’allora Italsider. Vista, all’epoca, come il miraggio di un decollo economico e sociale dalla nostra città,al punto che, se dall’ “alto” avessero deciso di installare il più grosso stabilimento industriale in Piazza della Vittoria, nessuno avrebbe osato opporsi.
Ricorre, quest’anno, il 40° anniversario della visita che Sua Santità Paolo VI fece alla Città di Taranto e allo stabilimento siderurgico, allora, denominato ITALSIDER. Ho voluto ricordare l’evento, e come la città visse quei giorni, dalle parole di Nicola Caputo, che nel suo libro “Quel Natale fatto in casa” ha dedicato un capitolo per l’occasione.
Correva l’anno 1710, era il 7 dicembre, ed il simulacro della Vergine era esposto per la sua festa alla pubblica venerazione, nella chiesa di S. Francesco d’Assisi. Erano le 05:45 di una freddissima notte, una gelida tramontana tagliava il volto dei primi portuali che si erano affacciati alla marina, ed ecco: all’improvviso, un violento terremoto si abbatté sulla nostra città. Tutta Taranto si svegliò di soprassalto, tra il fuggi fuggi generale, si cercò riparo in campagna, al di là del fosso.
Il culto della Vergine Immacolata si deve far risalire, a Taranto, intorno al XIV, quando nel 1309, il principe di Taranto, Filippo d’Angiò, fece ingrandire la chiesa e il convento di San Francesco d’Assisi. I frati conventuali minori crearono, così, una cappella dedicata all’Immacolata.
Il volto e le mani sono di una bellezza ultraterrena. Un solo difetto: le mani tra loro congiunte sono troppo protese verso destra; ma il popolo ritiene che tale posa assunse la vergine durante il terremoto del 1743”.[1]